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<title>America Andrea</title>
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<subtitle>Scrittore, giornalista pubblicista ed opinionista.</subtitle>
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<title>«LO SCIOPERO DEL 9 GENNAIO E' UNA RISPOSTA DEMOCRATICA AL COMPORTAMENTO DI MARCHIONNE»</title>
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<updated>2012-01-09T12:26:12+01:00</updated>
<published>2012-01-05T23:05:00+01:00</published>
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<summary>            Caro direttore     , dopo aver attentamente riflettuto mi sono...</summary>
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&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://americaandrea.myblog.it/media/02/00/3282911541.2.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img id=&quot;media-1857807&quot; style=&quot;float: left; margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0;&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://americaandrea.myblog.it/media/02/00/2528786244.2.jpg&quot; alt=&quot;sciopero-fiom.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino;&quot;&gt;Caro direttore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino;&quot;&gt;, dopo aver attentamente riflettuto mi sono ritrovato d'accordo con la decisione della Fiom di indire lo sciopero, il prossimo 9 gennaio, dei metalmeccanici del gruppo Fiat. È una risposta responsabile, civile e democratica di fronte al comportamento di Sergio Marchionne, il quale finora nella nuova azienda che produce la Panda a Pomigliano, non ha assunto neanche uno dei lavoratori cassintegrati iscritti alla Fiom. Sugli 800 assunti attualmente al lavoro non c'è un solo iscritto alla Fiom. Basti pensare che, al momento del referendum, erano piu di 850 gli iscritti. Sono stati assunti solo alcuni degli ex Fiom che hanno aderito ad altri sindacati; e tra l'altro si prevede che a regime, degli oltre 5.000 dipendenti della vecchia Fiat — che dovrebbero passare alla Newco per la produzione delle (stimate) 230 mila Panda annunciate da Marchionne — potrebbero bastarne la metà. Con franchezza devo dire che trovo incomprensibile il silenzio di deputati e senatori del Pd napoletano, e non di meno mi convince quello di Cisl e Uil, quasi a dare il sospetto che quanto stia avvenendo faccia parte di una trama abilmente tessuta contro la Fiom. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Di fronte ad&lt;/strong&gt; un dato così evidente e grave, mortificante e discriminatorio, denunciato e comprovato non solo dalla Fiom ma da operai che hanno perfino paura di ritorsioni, Marchionne per primo, e Cisl e Uil dopo, nicchino e non diano alcuna risposta. Mi rifiuto di credere che questi ultimi non sappiano apprezzare il valore dell'unità e dell'autonomia, e non si rendano conto che la loro forza futura dipende dalla capacità di confrontarsi e stare insieme. Ed è amaro far presente che se Fiat non ha chiuso i battenti come inizialmente aveva annunciato, è anche grazie alle lotte della Fiom. Del resto se il giorno 9 lo sciopero si farà ovunque tranne che alla Fiat di Pomigliano sarà una prova irreversibile della discriminazione antisindacale. A sentire gli stessi operai che attualmente stanno lavorando, sembra di stare in caserma, di fronte ad una organizzazione aziendale autoritaria che deve costringere ad una riflessione non solo i sindacati, ma anche al chiesa ed i partiti. Alcuni degli iscritti a Cisl e Uil lamentano una situazione aziendale insostenibile, molto preoccupante che incide non solo sulle condizioni di lavoro ma anche sulla qualità della vita. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non è questo un segnale&lt;/strong&gt; che impone a tutti una riflessione? O sono più importanti le divisioni? Il fatto più strano, e non meno preoccupante, è il comportamento di un manager del calibro di Marchionne. Non si spiega infatti il suo feroce accanimento nei confronti dei lavoratori, che fanno vanto di appartenere ad un sindacato che ha fatto la storia del movimento operaio, che si è sempre battuto in prima fila nelle lotte per la libertà e il progresso. Che la Fiom non abbia firmato il nuovo accordo Fiat può essere discutibile, ma da qui a discriminarla in forma razzistica, come fosse un'associazione di sabotatori irresponsabili, non sta né in cielo né in terra. Alla Fiat, da sempre, sono iscritti fior di lavoratori capaci, responsabili, preparati tecnicamente e professionalmente. Ci sono padri e mamme che sono un esempio di vita e di lavoro e che non si tirano indietro se chiamati a fare sacrifici per l'azienda. Ma che siano sacrifici concordati e condivisi e non imposti con la forza del ricatto. Un manager come Marchionne non può assolutamente indossare l'abito del vendicatore nei confronti di lavoratori che hanno la sola colpa di voler tutelare la loro dignità, i loro diritti, il loro futuro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;da Il Corriere Del Mezzogiorno del 05-01-2012&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;1 - clicca il link:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/5-gennaio-2012/perche-pomigliano-non-ci-sono-operaifiom-incomprensibile-silenzio-pd-1902759758107.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;perche-pomigliano-non-ci-sono-operaifiom-incomprensibile-silenzio-pd-1902759758107.shtml&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 21px;&quot;&gt;DOPO IL MIO ARTICOLO FINALMENTE INTERVENGONO LE SENATRICI DEL PD&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #464646; line-height: 21px; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;2- clicca il link&lt;/strong&gt;:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2012/5-gennaio-2012/carloni-armato-pd-operai-fiom-fuori-pomigliano-caso-inspiegabile-1902759758221.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;carloni-armato-pd-operai-fiom-fuori-pomigliano-caso-inspiegabile-1902759758221.shtml&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>LA BEFANA NON SI FERMA A CASA ESPOSITO</title>
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<summary>   Era il 6 Gennaio  del 2011, esattamente un anno fa. A pochi metri da casa...</summary>
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&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Era il 6 Gennaio&lt;/strong&gt; del 2011, esattamente un anno fa. A pochi metri da casa mia incontrai il mio concittadino Gennaro Esposito, cassintegrato Fiat di Pomigliano, al fianco della moglie e con le tre figliolette al seguito. La più piccola di quattro anni, aveva tra le mani una bambola tutta lacera, la pettinava e canticchiava: “ fai la brava, fai la buona, l’anno prossimo la befana ti porterà una sorellina”. Le altre due bambine di qualche anno più grande scartocciavano caramelle e cioccolatini. Gennaro dopo avermi salutato&amp;nbsp; con un’espressione preoccupata si accostò e mi chiese di dare uno sguardo al giornale che avevo sottobraccio. Senza neanche sfogliarlo e senza leggerlo, me lo riconsegnò&amp;nbsp; e si accostò al mio fianco con gli occhi spenti. Guardandomi esterrefatto mi sussurrò: “Credimi non ce la faccio più, non so dove sbattere la testa per tirare a campare. Oggi mi sento male per non aver potuto regalare un giocattolo alle mie bambine. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Devo ringraziare&lt;/strong&gt; la signora del piano di sopra che mi ha dato una bambola vecchiotta di sua figlia così ho potuto rimediare un pizzico di felicità per le mie bambine. Spero che questa sia l’ultima volta, e dopo tre anni di cassa integrazione l’anno prossimo sarà tutto finito e riprenderò a lavorare in fabbrica. Magari sarò contento di fare addormentare le bambine dicendo loro che durante la notte verrà la Befana” - . All’improvviso, chissà cosa accadde, con le mani tremanti strinse le mie e scappò via, tant’è che la moglie e le bambine lo rincorsero sotto l’androne del palazzo con le lacrime agli occhi. Era un brav’uomo, uno di quelli senza grilli per la testa, che mangia il lavoro al posto del pane, vederlo in quello stato non me lo sarei mai aspettato. E pensare che è stato da sempre un tipo allegro, che ha distribuito saggezza e&amp;nbsp; ottimismo a tutti, e ha sempre camminato con la schiena dritta.- Da quel sei Gennaio l’ho rivisto nei giorni scorsi, tra Natale e Capodanno, quando mi sono recato a casa sua per fargli gli auguri, e invitarlo a scendere per fare quattro passi insieme, visto che non esce quasi più di casa. Ho provato a rincuorarlo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Niente da fare&lt;/strong&gt;. Era abbattuto, sfiduciato, non riusciva a darsi pace. Mi ripeteva in continuazione: “ ti sembra giusto? lavoro da quattordici anni, sono un tecnico apprezzato, ho fatto sempre il mio dovere e non sono stato ancora chiamato a lavorare con la nuova azienda che produce la Panda? Quale reato ho commesso? Quello di essere un tesserato della Fiom? E me lo ripeteva di continuo. Non sapevo cosa rispondere, sono rimasto in silenzio. Da ex sindacalista e uomo di sinistra, in quel momento mi sono sentito piccolo come un pulcino. Avrei proprio voluto vedere al posto mio uno dei tanti politici di destra o di sinistra come si sarebbe comportato. Cosa avrebbe risposto. Nel frattempo la figlioletta di Gennaro con la bambola pulita, pettinata e con l’abitino nuovo, tra le mani rivolta al padre con voce dolce chiedeva: “papà ricordati che la befana mi deve portare la sorellina per questa mia bambola”. Sono andato via con il cuore bombardato. Camminavo senza accorgermene senza sapere che strada facessi e mi sono ritrovato non volendo nel negozio della befana. Ho fornito il nome e l’indirizzo di Gennaro Esposito, cassintegrato Fiat di Pomigliano, padre di tre bambine. Come potrei il giorno 9 Gennaio prossimo non essere allo sciopero Fiom dei metalmeccanici del gruppo Fiat.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Da Il Roma del &amp;nbsp; 05-01-2012 &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>CI ASPETTA UN ANNO DIFFICILE...</title>
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<updated>2011-12-29T10:46:38+01:00</updated>
<published>2011-12-29T10:43:00+01:00</published>
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<summary>  Tra qualche giorno   daremo l’addio all’anno dello spread, delle borse,...</summary>
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&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small; text-align: justify;&quot;&gt;Tra qualche giorno&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small; text-align: justify;&quot;&gt; daremo l’addio all’anno dello spread, delle borse, delle escort, dei voltagabbana, dei succhiaruote e dei mangiapane a tradimento. Brinderemo all’anno che verrà, ma prepariamoci ad accoglierlo senza mortaretti e senza champagne. Lo scenario che abbiamo &amp;nbsp;davanti &amp;nbsp;infatti non è dei più allegri. C’è poco da festeggiare. Auguriamoci che il 2012 sia un anno di speranza per l’Italia e per i giovani, e non invece l’anno della recessione, della disoccupazione, della disperazione e della miseria.&amp;nbsp;Purtroppo i dati di alcuni istituti di ricerca non &amp;nbsp;lasciano sperare, e forte è il rischio di ritrovarci con un Paese&amp;nbsp; più povero. Guai però se dovessimo rassegnarci e non reagire. Bisogna farlo,dobbiamo farlo e non farci trascinare dallo sconforto o dai soliti interessi di bottega. E &amp;nbsp;non senza avere un’idea,un progetto sul nuovo modello di società.&amp;nbsp;La verità &amp;nbsp;è che il mondo è cambiato, cambierà ancora&amp;nbsp; e il nostro modo di vivere e di pensare non regge più. E’ incompatibile e superato,inadeguato e fuori dai tempi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per queste ragioni&lt;/strong&gt; e per un governo che arranca e non decolla, &amp;nbsp;per una politica che non si rinnova è obbligatorio che tutti, proprio tutti, ad ogni livello, partiti, sindacati, imprenditori, forze economiche e sociali, incomincino a lavorare per la costruzione di un mondo diverso e migliore. Che sia il 2012 l’anno buono nel quale prevale la responsabilità e il bene comune,l’interesse per un mondo amico.&amp;nbsp;Un mondo più giusto,più equo, che ci appassiona,coinvolge ed emoziona. Che riduca le distanze fra ricchezza e povertà,che aiuta quelli dietro a raggiungerci richiede &amp;nbsp;in primo luogo l’abbandono degli egoismi dei tatticismi,dei litigi, &amp;nbsp;delle speculazioni, &amp;nbsp;degli interessi di parte e di bottega. Se non ci poniamo l’obiettivo prioritario del nuovo modello di società, l’anno che verrà rischia di essere ancora più drammatico di quello che si prospetta e a pagarne le conseguenze&amp;nbsp; saranno soprattutto coloro che vivono in condizioni di sofferenza. Probabilmente finiremo col ritrovarci con migliaia di nuove famiglie a fare la fila fuori le mense della Caritas.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Di fronte&lt;/strong&gt; ad un quadro così incerto e preoccupante c’è perfino chi vuole una nuova stangata, come se non bastassero i tagli e &amp;nbsp;sacrifici che finora ci sono stati imposti. Il fatto vero è che lo spread è ritornato al di sopra dei 500 punti, ed i mercati, che pure avevano salutato con entusiasmo la manovra dei 20 miliardi, sono di nuovo spaventati, e rischiano di vanificare e rendere inutili i sacrifici imposti al Paese. Non a caso la cosiddetta “fase due” del governo Monti, rivolta alla crescita ed allo sviluppo, si scontra con la recessione già in corso, &amp;nbsp;la crisi dell’Europa sullo sfondo, e la mancanza di una proposta complessiva sul futuro dell’Italia.&amp;nbsp;In aggiunta le forze politiche continuano &amp;nbsp;ad essere sorde e cieche e si rendono ridicole con i loro esponenti quando fingono di litigare tra di loro e col governo durante il giorno, e poi di notte vanno insieme a concordare con Monti. Somigliano tanto ai ladri di Pisa.&amp;nbsp;E come se non bastasse il ministro Fornero, quella che “chiagne e ci fotte”, dopo aver portato la pensione a 70 anni, vorrebbe anche abolire l’articolo 18, per dare via libera alle imprese sui licenziamenti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non si capisce&lt;/strong&gt;, invece, cosa aspetta ad intervenire sulle scuole di formazione per dare la possibilità ai lavoratori di imparare un nuovo lavoro, nel mondo del lavoro che cambia. Cosa aspetta a definire i nuovi ammortizzatori sociali ed a&amp;nbsp; procedere alla defiscalizzazione delle imprese nel mezzogiorno. Non c’è dubbio che la nuova situazione economica del Paese rimane grave, e nessuno ha la ricetta ideale per venirne fuori, ma l’augurio è che Monti nel 2012, come prima cosa la smetta di prendersela solo con le famiglie in difficoltà, e faccia pagare le tasse a tutti, non solo ai lavoratori dipendenti. Sarebbe ora che istituisse una tassa sui grandi patrimoni, imponendo a quel 10% dei ricchi che detiene il 50% della ricchezza, nazionale una vera e propria patrimoniale. E assumesse l’impegno di intervenire sul conflitto di interessi. Mi rifiuto di pensare che l’attuale governo voglia salvare l’Italia ed ammazzare gli italiani. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Mi auguro&lt;/strong&gt;, &amp;nbsp;che il 2012 non sia ancora l’anno dei banchieri, e di una classe politica dirigente che non vuole&amp;nbsp; assolutamente passare la mano. E’ ora che quei politici che hanno fatto il giro delle sette chiese, e coloro che detengono lo scettro di comando ancor prima che nascesse Babbo Natale facessero ritorno a casa.&amp;nbsp;Auguro ai sindacati di superare incomprensioni e difficoltà per &amp;nbsp;ritrovarsi uniti &amp;nbsp;e in&amp;nbsp; lotta, con i lavoratori al fianco,ed in autonomia, &amp;nbsp;&amp;nbsp;contro chiunque &amp;nbsp;mortifica la dignità delle persone, e contro chi non vuole avviare la costruzione di un mondo diverso e migliore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;da Il Roma del 29-12-2011&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>IL NATALE DEL’56: LA NEVE, LA POVERTA’ E LA STELLA CHE GIOCO’ A TOMBOLA CON ME...</title>
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<summary>    Il Natale che vive  nella memoria è quello del 1956. Avevo undici anni,...</summary>
<content type="html" xml:base="http://americaandrea.myblog.it/">
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il Natale che vive&lt;/strong&gt; nella memoria è quello del 1956. Avevo undici anni, frequentavo il primo anno della scuola Avviamento industriale di Marigliano. Come quasi tutti i ragazzi di allora ero iscritto all’Azione Cattolica, e molto del tempo libero lo trascorrevo nell’oratorio parrocchiale. Ero chierichetto e servivo la messa, soprattutto nei giorni festivi. Allora si celebrava in latino, ed il giovane parroco era don Angelo Toscano, un gran bravo sacerdote benvoluto da tutti. Non ho mai studiato il latino, ma ricordo bene quando all’inizio della messa, inginocchiato ai piedi dell’altare, rispondevo &lt;em&gt;ad Deum qui laetificat yuventutem&lt;/em&gt; &lt;em&gt;meam&lt;/em&gt; seppure non ne provo nostalgia. Quel Natale era molto freddo, gelido. C’erano fiocchi di neve nell’aria che annunciavano l’arrivo di una nevicata mai vista prima. Mi fu impossibile recarmi alla messa delle 9.30, rivolta principalmente ai ragazzi, perché mia madre, casalinga, donna eccezionale, premurosa e piena di giudizio, visto il freddo, pretese che non andassi in pantaloncini. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Rimasi in casa&lt;/strong&gt; con qualche lacrimuccia fino alle 11.00, aspettando che l’unico pantalone lungo che avevo, rattoppato e lavato, si asciugasse accanto al braciere. E così mi recai alla messa successiva delle 11.30, assieme a mio padre. Giovane operaio, bell’uomo con i baffi indossava un cappotto rivoltato di colore grigio e un cappello nero a falde larghe del quale era gelosissimo e lo metteva solo nelle occasioni speciali. Ci recammo a piedi in chiesa e, strada facendo, uno, due, tre, quanti auguri, tanti auguri, amici, concittadini, donne e uomini, abbracci, baci, strette di mano e Buon Natale a tutti e da tutti. Il mio paese era un piccolo centro, povero, circondato da campagne fertili e ben curate, abitato da circa tremila anime, a maggioranza contadini e operai. Ci conoscevamo tutti, eravamo come una grande famiglia. E come in tutte le famiglie non mancava neanche la pecora nera. Ma intanto i fiocchi bianchi di neve si posavano sul mio volto infreddolito, sul&amp;nbsp; cappello di mio padre e avevano già imbiancato le strade del paese. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Mariglianella&lt;/strong&gt;, di per se già piccola si presentava come un presepio vivente, uno spettacolo che non avevo mai visto. Un freddo pungente. Eppure, la chiesa gremita all’inverosimile era caldissima, infatti l’odore di incenso, il calore umano, la fede, la statua di San Giovanni evangelista,lo spirito di amicizia, ne facevano una grande stufa. E quanta emozione e speranza nella predica di auguri del parroco il quale chiedeva a tutti di essere più buoni e di perdonare le offese, mentre dal coro dei ragazzi giungeva una magica &lt;em&gt;Tu scendi dalle stelle&lt;/em&gt;. Le emozioni continuarono all’uscita della chiesa, al rintocco delle campane in festa, tra gli auguri di buon Natale, anche dal mio ex maestro delle scuole elementari, amico e coetaneo di mio padre. E c’erano i mariti a braccetto con le mogli, giovanotti e giovincelle in ghingheri, le suore, il farmacista, il falegname, il fabbro, l’avvocato, il dottore, mastro Felice, don Antonio e anche Raffaele disoccupato con cinque figli a carico da qualche settimana uscito dal carcere dopo circa tre mesi per aver rubato un sacco di farina in un mulino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt; Una sosta in piazza&lt;/strong&gt;, al centro del paese, dove si ammira e sospira, si giura e spergiura, e mezz’ora dopo sarebbe rimasta deserta, come se fosse stato imposto il coprifuoco. Ed eccoci di ritorno a casa. Non la mia, ma quella dei miei nonni paterni. Ci aspettavano per il pranzo di Natale. Mia madre, che indossava un camice rosso e un grembiule a fiorellini, con i miei tre fratelli era già lì ad attenderci per aiutare la nonna a preparare le pietanze natalizie. C’erano anche le sorelle di mio padre e i suoi due fratelli, con mariti e mogli ed i miei cugini. Mio padre era il quarto di otto figli e quel Natale c’erano tutti a casa dei nonni. Il fratello maggiore e le quattro sorelle, che lavoravano al nord, in Piemonte, &amp;nbsp;ritornati proprio per trascorrere il Natale in famiglia. Eravamo in ventisette, cinquantaquattro occhi luccicanti, abbaglianti,distesi e felici, che si incrociavano in una casa a pianterreno di circa 35mq, che faceva da camera da pranzo, da letto, da soggiorno e cucina con il fornello e bombola del gas nell’angolo sinistro ed il letto dei nonni sul lato destro, con la statuina di Gesù Bambino nella campana di vetro&amp;nbsp; sul comodino. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Tutti seduti sulle&lt;/strong&gt; sedie in legno impagliate attorno ad un unico tavolo, ad esclusione di mia madre e mia nonna impegnate a portare i piatti a tavola. Che squisitezza quei maccheroni con il ragù, il pollo con le patate, la pastiera, i roccocò, i fichi imbottiti,e quella pizza con le scarole che faceva mia zia Santina. E quante storie da raccontare. Si mangiava, parlava, scherzava, passando da un argomento all’altro senza accorgersene, con mia zia Graziella che sfoggiava un dialetto settentrionale, il mitico zio Gianni che raccontava balle, e zio Carmine che lo riprendeva, mentre il nonno somigliava sempre più al Luca Cupiello del &lt;em&gt;Natale&lt;/em&gt; di Eduardo. E mio padre che parlava inascoltato della Cgil di Di Vittorio e della coraggiosa presa di posizione assunta contro l’Unione Sovietica che aveva invaso l’Ungheria. Per noi ragazzi attorno a quel tavolo c’era il presente che raccontava il passato e noi che sognavamo il futuro. C’era la speranza di un domani migliore, una casa più accogliente, un lavoro per tutti. Ancora oggi mi chiedo mi chiedo come facevamo a stare tutti insieme, con dignità, in una casetta così piccola e &amp;nbsp;umida, senza finestre che sembrava la grotta di Betlemme, ma così grande da raccogliere l’amore, l’affetto e la felicità di una famiglia riunita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;E c’era perfino&lt;/strong&gt; lo spazio per mettere la letterina sotto il piatto di mio padre e la sedia per salirci sopra e leggerla ad alta voce. Venne la sera e una stella sorridente scappata da un cielo illuminato ci tenne compagnia giocando a tombola con tutti noi.Ma come era possibile? Non riesco a darmi una risposta. Ecco! Miracoli di Natale che nessun &lt;em&gt;i-pad&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;i-phone &lt;/em&gt;potrà mai cancellare nonostante siano diventati i miei inseparabili amici. Il fanciullo che è in me non mi lascia mai.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Dal Corriere del Mezzogiorno del 22/12/2011&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>HANNO AMMAZZATO BABBO NATALE</title>
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<updated>2011-12-24T18:31:57+01:00</updated>
<published>2011-12-22T17:37:00+01:00</published>
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<summary>   La notizia  ha fatto il giro del mondo in pochi minuti.&amp;nbsp; Un giovane...</summary>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La notizia&lt;/strong&gt; ha fatto il giro del mondo in pochi minuti.&amp;nbsp; Un giovane napoletano cassintegrato FIAT, Ciro Esposito, iscritto alla FIOM CGIL, padre di tre bambini, ha ammazzato Babbo Natale.&amp;nbsp; Le televisioni nazionali ed estere hanno sospeso i programmi in corso per annunciarlo in diretta e collegarsi con la città di Napoli. Tutti i blog, facebook, twitter, cellulari e smartphone, si tengono in contatto e si aggiornano continuamente. Dalle prime informazioni risulterebbe che il signor Esposito, da quattro anni in cassa integrazione, preso dalla disperazione, &amp;nbsp;appena ha visto Babbo Natale durante la notte che girava con il sacco vuoto sulle spalle sotto casa sua, nel rione Dignità, ha avuto una reazione seguita da un acceso diverbio di cui non ricorda più nulla di quanto detto ed accaduto. Ora è in stato di fermo, seduto su di uno sgabello in ferro negli uffici della questura in attesa del giudice che dovrà interrogarlo, e nel frattempo si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda del vice questore. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ripete soltanto&lt;/strong&gt; con calma e pazienza: non ho niente da dire, non so di cosa parlate e di cosa mi accusate; Babbo Natale non lo vedo da quattro anni e se anche lo incontrassi neanche lo riconosco. So soltanto che ieri notte non sono uscito neanche per un attimo da casa mia. Intanto in via Medina davanti alla questura, nonostante il freddo e la pioggia, si sono raggruppati migliaia di uomini, donne, bambini, pensionati, precari, disoccupati, immigrati, che protestano con bandiere e cartelli in mano chiedendo il rilascio immediato di Esposito. Davanti a tutti c’è il presidente della Caritas, il parroco del rione, i sindacati, e le delegazioni di operai provenienti da ogni parte della Campania. Persino da Montemiletto in provincia di Avellino. Per questa sera è stata annunciato un corteo con fiaccolata con partenza dal rione Dignità e arrivo con comizio sotto il palazzo del governo regionale in via Santa Lucia, dove prenderanno la parola il segretario generale delle Nazioni Unite, il vescovo, il sindaco, il rappresentante dell’associazione “dammi un giocattolo per il mio bambino” ed un esponente della cultura e degli intellettuali di Napoli. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Hanno&amp;nbsp; già dato&lt;/strong&gt; l’adesione e assicurato la presenza i rappresentanti dei partiti, compresi quelli del governo “salva l’Italia”, la fondazione degli infermieri senza frontiera, e “l’associazione dei poveri cristi”. Parteciperà anche una delegazione dei lavoratori dello zoo che sta per chiudere, con orsi , elefanti, zebre e cammelli. La moglie di Esposito Ciro, una bella donna, bruna, con i capelli corti, senza rossetto sulle labbra, ma la semplicità dipinta sul viso, con i suoi tre figli al fianco è al centro di una cerchia di giornalisti e telecamere non fa altro che ripetere : “mio marito è un onesto lavoratore iscritto alla FIOM CGIL, si è sempre battuto per le giuste cause, non sarebbe capace di fare del male a nessuno, neanche a una mosca. Vi posso assicurare che ieri notte non si è mai allontanato da casa, siamo rimasti svegli tutti e due nel letto fino all’alba a parlare del nostro futuro e dei nostri figli, a ricordare il Natale di anni fa, di quando lui lavorava, non era a cassa integrazione e con noi c’era anche sua madre &amp;nbsp;con la pensione che ci aiutava. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Allora facevamo&lt;/strong&gt; belle passeggiate nel periodo prenatalizio per ammirare le vetrine dei negozi, comprare qualche regalino, i vestitini per i nostri bambini e il panettone. Gli struffoli e roccocò li ho fatto sempre io, in casa. Adesso, invece, con tre figli, il pigione, mio marito a cassa integrazione, non abbiamo neanche più gli occhi per piangere. È vero siamo mortificati e disposti a tutto pur di vedere crescere felici i nostri figli, ma da qui a pensare che avremmo ammazzato Babbo Natale, è un giallo metropolitano. Tra l’altro sappiamo benissimo che se va in giro con il sacco vuoto non è colpa sua, perché c’è chi lo costringe a farlo.” Ecco l’avvocato Antonio Del Vecchio, vecchio socialista, principe del foro, amico di famiglia e difensore di Esposito, uscire dalla questura e annunciare: “ signori e signore, amici e compagni l’equivoco è stato chiarito. Fra pochi istanti Ciro sarà di nuovo libero e in mezzo a noi. Babbo Natale era soltanto svenuto, non appena ripresosi ha dichiarato di essere stato aggredito da un noto titolare di una ditta di giocattoli. Anzi, ha perfino dichiarato che se le cose andranno bene per l’Italia, forse fra quattro, cinque, dieci anni, o chissà quando riprenderà a fare il giro nella notte di Natale con il sacco sulle spalle pieno di giocattoli anche per i figli degli operai. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;È questo il sogno di Gennaro Capozzi che mi ha raccontato stamattina alla manifestazione dei metalmeccanici contro Marchionne e il governo dei banchieri.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: x-small;&quot;&gt;da Il Roma del 24/12/2011&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>IL FANTASMA DELLA POVERTA', TIMORI E SPERANZE</title>
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<published>2011-12-15T09:19:00+01:00</published>
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<summary>   Caro direttore,&amp;nbsp;  non c’è amico o conoscente che incontro in questo...</summary>
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&lt;p class=&quot;NoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Caro direttore,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;non c’è amico o conoscente che incontro in questo periodo e non ci scambiamo opinioni sulla crisi, su quando finirà, e quale sarà il futuro dell’Italia. Con angoscia ci interroghiamo sul futuro dei nostri ragazzi, e non riusciamo a darci una risposta. In quasi tutti noi emerge preoccupazione, delusione per la classe politica dirigente, la critica per il governo Monti, ed il timore di ritrovarci alla porta una nuova era di povertà e di post-democrazia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fino a qualche anno fa era inimmaginabile che l’Italia si sarebbe trovata nelle condizioni in cui si trova, ma ora tutto è cambiato. Nella crisi generale, da quella finanziaria prima a&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;quella economica attuale, all’aumento della disoccupazione e della povertà, alla riduzione dei redditi familiari, il decadimento della morale, il governo dei banchieri, la messa in discussione dell’Europa unita e della democrazia hanno mutato radicalmente il giudizio e le prospettive. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;NoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ormai è tutto&lt;/strong&gt; in discussione, sono sparite le certezze, il futuro è imprevedibile.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Per molti aspetti, con l’aria che tira, è fondato il rischio di ritrovarci, fra non molto, con un nuovo dopoguerra, senza aver nemmeno combattuto, in cui occorre necessariamente coniugare stenti e sacrifici per difendersi e &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;sopravvivere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chi come me ha vissuto da ragazzo la fine degli anni quaranta, con il pantalone rattoppato, il cappotto rivoltato, mangiato pane e cipolla, e ci si riscaldava accanto al braciere, cerca di allontanare dalla memoria quei ricordi tristi, seppure pieni di umanità, e guarda ancora al futuro con un pizzico di ottimismo. Ma solo un pizzico, &amp;nbsp;forte è la sensazione, infatti, che si stiano determinando le condizioni di un revival dei vecchi film in bianco e nero, con nuovi attori e nuovi registi al posto dei De Sica, Rossellini e Mattioli.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi rifiuto di credere che ritorneremo poveri, ma la situazione generale sembra coincidere con questo fantasma del passato. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;NoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non vorrei però&lt;/strong&gt; che finissimo col cadere in povertà e col perdere anche la libertà ed i diritti. Francamente il governo Monti e dei banchieri, con i pochi ricchi che comandano, dettano legge, e danno ordini alla politica, sembra che abbiano avviato la fase della post-democrazia, annullando una dopo l’altra le conquiste democratiche ottenute con sangue e dure lotte sindacali e politiche dei lavoratori e pensionati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se proprio bisogna salvare “l’Italia” facciamolo pure, visto che è toccato sempre ai lavoratori sacrificarsi ed essere mortificati, ma salviamo almeno le famiglie in difficoltà, le libertà, la democrazia, la politica ed il futuro dei ragazzi di oggi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E se ritornare poveri, dovesse servire a riscoprire i valori e gli ideali dell’umiltà, la ricchezza delle idee in politica, e favorire il cambio di testimone della classe dirigente, la messa a riposo di opportunisti e trasformisti,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;e la bellezza di quelle lotte con i sindacalisti che anche nel giorno di Natale mangiavano pane e coraggio fuori alle fabbriche, mettendo insieme lacrime e dignità, non è detto che la povertà non possa apportare qualcosa di buono per i lavoratori e per le nuove generazioni. &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;NoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dal Corriere del Mezzogiorno del 05-12-2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>LA RIFORMA DEL CUORE E DELLA MENTE</title>
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<updated>2011-12-11T09:43:38+01:00</updated>
<published>2011-12-11T09:33:00+01:00</published>
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<summary>   “Non rubateci il futuro” , era lo slogan di un migliaio di ragazze e...</summary>
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&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;“Non rubateci il futuro”&lt;/strong&gt;, era lo slogan di un migliaio di ragazze e ragazzi che qualche settimana fa, in una fredda ed umida mattinata di fine autunno, sfilavano in corteo per il rettifilo, dietro lo striscione, diretti alla sede del governo regionale in via Santa Lucia.&amp;nbsp;Visi pallidi e colorati, indiani, bianchi e neri, “armati” di cartelli, i-phone, cellulari, orecchini, tatuaggi, musica rap e volantini, marciavano alla conquista di un futuro, di una speranza e una prospettiva.&amp;nbsp;Non potevo non fermarmi per assistere al passaggio di queste forze fresche e genuine, che anche quando manifestano hanno bisogno di essere ascoltati, compresi e valorizzati. I giovani sono la vera risorsa su cui investire per un futuro migliore. Peccato che molti dei politici insistono col non passare la mano.&amp;nbsp;Ero fermo sul marciapiedi all’angolo di piazza Nicola Amore, ed a stento rifuggii dalla tentazione di immettermi nel corteo, convinto che con la mia età sarei stato visto come una nota stonata, in un coro intonato, di malessere organizzato, di giovani in festa, disorientati e preoccupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;E senza accorgermene&lt;/strong&gt;, all’improvviso, mi ritrovai con la mente fra i ricordi di quando, da giovane, ero sempre presente, in prima fila, alle manifestazioni sindacali e politiche per la pace, il lavoro, il diritto allo studio, e contro le ingiustizie sociali.&amp;nbsp;Confesso però che quei giovani in corteo offrivano uno spettacolo meraviglioso; erano belli da vedere e da ammirare. Altro che “prima” dell’apertura della stagione della Scala di Milano, con signore truccate ed ingioiellate, mariti acchittati e gente ricca spensierata. Quei giovani erano l’anteprima, dal vivo, del nuovo futuro. Un futuro dove poter esprimere la loro creatività, la loro fantasia, i loro sogni.&amp;nbsp;Ma dove sta andando il futuro, mi chiedevo con angoscia mentre il corteo si allontanava, e quali sono i rischi e le speranze di questi giovani per i prossimi decenni, continuo a chiedermi tutt’ora.&amp;nbsp;Il sogno di un lavoro è certamente al centro del loro futuro e dei pensieri di tutti noi.&amp;nbsp;Eppure penso alla grave crisi economica e sociale, alla debolezza della politica, alla disoccupazione, al mezzogiorno abbandonato, alle lacrime e sangue che ci chiede il governo Monti, alla povertà che si espande di giorno in giorno, alla caduta dei valori e della morale.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Penso al figlio ventitreenn&lt;/strong&gt;e disoccupato del mio amico Vincenzo, il quale è andato via di casa da due mesi senza dare più notizie. Penso ai tre ragazzi arrestati stamattina per abuso e spaccio di droga. Penso al giovane Salvatore, laureato con 110 e ancora senza un lavoro. Penso al giovane Mario, che ha da poco vinto il concorso per dirigere una banda musicale dell’Arma dei Carabinieri.&amp;nbsp;Penso, e provo un senso di colpa verso i giovani d’oggi, per le condizioni dell’Italia, che noi adulti gli stiamo consegnando. Poteva e doveva essere migliore. Mi verrebbe quasi da dire che il futuro dei giovani l’abbiamo rubato noi, con i nostri egoismi, le nostre contraddizioni, le promesse non realizzate, i nostri tradimenti, la nostra povertà culturale. Ci siamo fatti persino abbindolare dall’uomo immagine, che si propone sulla scena politica attraverso la vetrina televisiva, in barba all’etica e agli ideali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Abbiamo rincorso la ricchezza&lt;/strong&gt;, dimenticando l’anima, fino a renderla povera, e lasciando spazio e successo ai cinici e senza scrupoli, alle lobby, alle cricche, agli imprenditori per caso, ai politici improvvisati.&amp;nbsp;Per decenni si è parlato di rinnovamento, solidarietà, ricerca, innovazione, di grandi progetti e grandi riforme senza comprendere che la riforma &amp;nbsp;del cuore viene prima di tutto e di ogni cosa.&amp;nbsp;Abbiamo dimenticato che le grandi riforme devono venire innanzitutto dalla mente e dal cuore. Dalla scuola e dalla famiglia. C’è bisogno come il pane, quello “casareccio” di una volta, di una scuola che insegna ad occuparti degli altri, e non pensare a te stesso.&amp;nbsp;Una famiglia che si ritrova insieme a tavola la domenica, e che si reca&amp;nbsp; per intera, padre, madre e figli, alla Santissima Messa della notte di Natale, vale molto di piu’ di qualsiasi&amp;nbsp; altra riforma. Un padre che dialoga, si confronta, ride, scherza, soffre e gioisce &amp;nbsp;con i figli, ci renderebbe tutti piu’ forti, piu’ sicuri, piu’ ricchi.&amp;nbsp;E’ da qui, da queste riforme, che si può costruire il futuro delle nuove generazioni.&amp;nbsp;E non permettiamo a nessuno di dire che avere vent’anni non è la più bell’età della nostra vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNoSpacing&quot; style=&quot;text-align: right;&quot; align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: georgia, palatino; font-size: small;&quot;&gt;Andrea America&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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